Odio Odio Odio.
Questa sera sono intrisa di odio, ma non posso fare altrimenti. Odio le persone che giudicano al primo sguardo, alla prima chiacchierata. Odio chi giudica in primis, ma soprattutto odio chi giudica senza conoscere.
Odio le mamme dei ragazzi che ho avuto, le odio tutte perché vedono in me una specie di arpia pronta a tirare fuori le unghie contro il loro figliolo qualora fosse il caso. Perché vedono in me una donna forte e sicura di sè, decisa e all'apparenza poco dolce. Perché hanno ragione. E sono veramente così.
Invece di vederli come pregi, le mamme li vedono come difetti. Certo, una nuora (si dice così?) senza palle fa comodo a tutte le suocere: calma, dolce, servizievole, devota al marito/fidanzato e che ubbidisce alle richieste dei genitori del marito/fidanzato senza fare una piega. Le donne forti spaventano perché all'apparenza sembrano orgogliose, che non si piegano a nulla, che non sanno rinunciare.
All'apparenza, perché in realtà non è così. E anche se lo fosse questi sono tutti pregi.
E come le mamme dei miei fidanzati giudicano all'apparenza, senza conoscere, così fanno la maggior parte delle persone. E si sa che il popolo è ignorante e di popolo ce n'è parecchio.
Così NOI siamo obbligati ad assumere maschere di convenienza per evitare di essere giudicati per quello che realmente siamo. Ovvero diversi. Ovvero per nulla appartenti al popolo. Ovvero intelligenti e tutto ciò che ne deriva dall'esserlo. Altrimenti siamo esclusi, altrimenti non piacciamo se non ad una cerchia ristretta di persone. Che sono, tra l'altro, le persone con le quali stiamo meglio e alle quali mostriamo la nostra vera faccia.
Così è come se vivessimo due vita parallele: quella nella quale siamo realmente noi stessi e quella nella quale siamo quello che piace agli altri. Non è opportunismo, non è ipocrisia: è volerci abbassare ai canoni per evitare di essere soli, di essere emarginati per le nostre capacità intellettuali alte.
Ma stiamo male, questo è certo. Mostrarsi diversi da ciò che si è, sopprimere il nostro vero io è un insulto alla nostra intelligenza. Ma siccome non siamo solo ragione, ma anche sentimento, ci prostituiamo. Si, perché è di prostituzione che si parla: vendere la nostra parte sensibile, trasformandola come conviene al momento per avere in cambio affetto, approvazione e talvolta amore.
Vi ho confuso?
Se fate parte della nostra schiera, non credo proprio.
