martedì, 16 gennaio 2007, ore 00:19

Odio Odio Odio.

Questa sera sono intrisa di odio, ma non posso fare altrimenti. Odio le persone che giudicano al primo sguardo, alla prima chiacchierata. Odio chi giudica in primis, ma soprattutto odio chi giudica senza conoscere.

Odio le mamme dei ragazzi che ho avuto, le odio tutte perché vedono in me una specie di arpia pronta a tirare fuori le unghie contro il loro figliolo qualora fosse il caso. Perché vedono in me una donna forte e sicura di sè, decisa e all'apparenza poco dolce. Perché hanno ragione. E sono veramente così.

Invece di vederli come pregi, le mamme li vedono come difetti. Certo, una nuora (si dice così?) senza palle fa comodo a tutte le suocere: calma, dolce, servizievole, devota al marito/fidanzato e che ubbidisce alle richieste dei genitori del marito/fidanzato senza fare una piega. Le donne forti spaventano perché all'apparenza sembrano orgogliose, che non si piegano a nulla, che non sanno rinunciare.

All'apparenza, perché in realtà non è così. E anche se lo fosse questi sono tutti pregi.

E come le mamme dei miei fidanzati giudicano all'apparenza, senza conoscere, così fanno la maggior parte delle persone. E si sa che il popolo è ignorante e di popolo ce n'è parecchio.

Così NOI siamo obbligati ad assumere maschere di convenienza per evitare di essere giudicati per quello che realmente siamo. Ovvero diversi. Ovvero per nulla appartenti al popolo. Ovvero intelligenti e tutto ciò che ne deriva dall'esserlo. Altrimenti siamo esclusi, altrimenti non piacciamo se non ad una cerchia ristretta di persone. Che sono, tra l'altro, le persone con le quali stiamo meglio e alle quali mostriamo la nostra vera faccia.

Così è come se vivessimo due vita parallele: quella nella quale siamo realmente noi stessi e quella nella quale siamo quello che piace agli altri. Non è opportunismo, non è ipocrisia: è volerci abbassare ai canoni per evitare di essere soli, di essere emarginati per le nostre capacità intellettuali alte.

Ma stiamo male, questo è certo. Mostrarsi diversi da ciò che si è, sopprimere il nostro vero io è un insulto alla nostra intelligenza. Ma siccome non siamo solo ragione, ma anche sentimento, ci prostituiamo. Si, perché è di prostituzione che si parla: vendere la nostra parte sensibile, trasformandola come conviene al momento per avere in cambio affetto, approvazione e talvolta amore.

Vi ho confuso?

Se fate parte della nostra schiera, non credo proprio.

Iryna
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mercoledì, 10 gennaio 2007, ore 15:40

di genii, di organizzazione, di vita.

di passioni ormai surclassate dalle mille altre goliardicamente innovative e nettamente superiori, sorprendenti, accattivanti, magiche, mistiche, schientifiche, esoteriche, pure necrofaghe?, come mai se n'erano viste.
di quando occorre cognizione di causa.. di quando occorre eh si eh.. eh e di quando in qua, eh?

nella fessura. che cosa c'è là dietro? vedo ingranaggi, vedo sistemi, vedo avallamenti. sto imparando, si. a rilento ma ci sto riuscendo.
ma la domanda di base è sempre la stessa: quant'è che mi costa? manco fossi un conscenzioso padre di famiglia, neppure uno straccio di economista.. manco finissi su qualche rivista. hai perso la vista? si caro, hai preso una svista.

Hai paura? ho freddo. Lo vedi come sei stupidamente intelligente? io vedo solo che la terra ai miei piedi si sta aprendo in una voragine e sto findendoci dentro con la velocità d'un colpo di pistola. un pistola. te ne do atto.

atropos
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martedì, 02 gennaio 2007, ore 19:43

Potrei cominciare con un banale "Salve a tutti", ma non lo farò.  A dire il vero l'ho fatto, ma se è messo tra virgolette poco conta. Credo.

Sono un ospite. Probabilmente dire ospite sembrerà riduttivo e in effetti lo è. Mi sono mezza appropriata di questo blog, già di proprietà di Atropos; un modo come un altro per parlare di blog condiviso.

Non ho mai avuto un blog condiviso, non conosco le regole di condivisione dei blog, ma non credo ce ne siano. La domanda è: perché creare un blog condiviso quando c'è la possibilità di averne uno tutto per sè? La risposta è: bohhh. Esattamente, non c'è una risposta. Come non c'è una risposta a molte delle domande che ogni giorno ci poniamo. Tentiamo di darla, ma non c'è. Oppure la diamo, ma è solo formulata per alleviarsi la pena del continuo ripetersi di quella domanda. Per farci stare buoni insomma.

Certo non è facile cominciare a scrivere qualcosa così su due piedi senza un argomento preciso. Potrei parlare ore ed ore di un qualsiasi argomento, o scrivere centinaia di parole a riguardo, ma quando sono senza argomenti fatico a trovarli di mio. Mettiamoci pure che oggi è il 2 gennaio e sono ancora reduce da un capodanno pesantino a livello fisico e mentale e la voglia di pensare è poca.

Vabbè, facciamo che stasera ho presentato colei che si è impossessata del blog di Atropos. Tutto il resto verrà da sè.

Iryna
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